Vive la France io dico.
Questa mattina ho aperto gli occhi molto presto, saranno state le 06:30. Non avevo sonno, mi sentivo riposato.
Dopo aver bevuto un caffelatte, con più caffè che latte, ho disegnato. Ed è trascorsa un'ora.
Verso le 08:15 ricordo di avere un film, un film francese, un film horror francese. Decido che voglio vederlo.
Lascio sul tavolo fogli e matite, regalo un paio di carezze alle mie gatte, lancio un'occhiata verso la mia compagna che dorme e mi siedo davanti allo schermo del mio Mac.
Metto le cuffie, regolo la luminosità e dò inizio alla proiezione. La casa nel frattempo, a parte qualche miagolio, è immersa nel silenzio.
La pellicola in questione è: Frontiers - Ai confini dell'Inferno.
C'è un parallelismo iniziale che va sottolineato ed è di carattere politico/sociale. La discriminazione, ma soprattutto le sue conseguenze.
La Parigi delle contestazioni anti nazionalistiche da parte delle minoranze nordafricane contro quella pronazista da parte della "famiglia" cattiva con cui gli sfortunati protagonisti avranno a che fare durante la loro fuga.
Da cosa scappano i nostri beniamini? Innanzitutto dalla rappresaglia urbana che ha causato tra loro un ferito grave. C'è inoltre un bottino a cui badare, frutto di una rapina messa in atto una volta approfittato del caos cittadino. Insomma, due buone ragioni per non trovarsi lì ed andare altrove. Sì, ma dove?
Verso la frontiera, lontano, magari in una locanda.
Ma da chi è gestita questa locanda? Da una numerosa famiglia di nazisti, capitanata da una veterano di guerra.
Questa, in breve, è la trama del film. Passiamo alle opinioni personali.
Inizio con i pregi, perché elencare i difetti è una cosa che amo lasciare alla fine.
Ottimi interpreti, sia i cosiddetti buoni che i senza dubbio cattivi. Ognuno ha dimostrato di essere all'altezza del proprio ruolo ricavandone un'interpretazione a pieni voti.
Regia impeccabile ed intelligente, che sa quando passare dalla macchina in spalla all'inquadratura ferma e che sfrutta a pieno le regole del campo lungo e del dettaglio.
Fotografia impeccabile dai colori spesso in netto contrasto, efficaci nelle scene con minor luce. Luce che viene gestita sia sfruttando sapientemente quella naturale che quella artificiale dei luoghi chiusi.
Musiche perfette per ogni situazione. Non memorabili ma meritevoli per la loro presenza al fianco delle immagini e non sopra di esse. Dal punto di vista funzionale, danno una grande mano alle sequenze.
Trucchi e Make-up da urlo. Ogni scena di sangue è assolutamente verosimile, mai esagerata, ma soprattutto mai "tirchia" nella qualità e nella quantità.
Effetti speciali. Se non ricordo male ce ne sono soltanto due ed entrambi realizzati in modo eccellente, specialmente quello legato alla scena dell'ascensore. Non aggiungo altro, tranquilli.
Passiamo ai difetti, non eclatanti, comunque presenti.
Finiamola col paragonarci agli altri. Nel film è chiara la citazione a " The Texas chainsaw massacre" più comunemente conosciuto col nome di "Non aprite quella porta". Sono stanco di tutti questi omaggi al cinema del passato, ai film che hanno fatto la storia e a tutto ciò che è già stato e che oggi indiscutibilmente funziona. Voglio roba nuova, storie nuove, idee nuove. Non me ne frega nulla se in Francia riescono a dimostrare che "ce la fanno". Qui in Italia, anche se da decenni abbiamo finito di farlo (vergogna), siamo riusciti a dare un timbro nostrano ai generi rappresentati. Mi riferisco alla Commedia, al Western e all'Horror all'italiana. In Francia sembra venir fuori quasi il desiderio di "migliorare" e non di ricreare o riscrivere. L'unica eccezione la concedo a quella perla che è " A l'Interieur". Chiudo parentesi.
Altra cosa di cui vado non totalmente fiero, è il montaggio del film. Più di una volta si assiste a noiosi passaggi stile videoclip dove in tre secondi percepiamo almeno 5 inquadrature intervallate da bagliori degni del peggiore Marylin Manson. Basta!
Infine i personaggi dei cattivi, ognuno diverso dall'altro, schematicamente diverso dall'altro. L'anziano nazista nostalgico, la moglie muta ed assente con un tubo collegato alla trachea, il figlio maggiore ( si presume) in atteggiamento e tenuta militare, il secondo mezzo ribelle, il terzo ciccione e guarda caso custode di un porcile e macellaio di conseguenza. Stessa sorte per le figlie. La maggiore ninfomane e misteriosa, la seconda dallo sguardo perennemente corrucciato con manie di persecuzione ed inferiorità, la terza (sorella acquisita...) completamente timida, infantile e ricurva.
Avrei gradito delle sfumature piuttosto che tonalità nette, ma soprattutto una maggiore similitudine caratteriale che rendesse credibile la loro parentela. Quasi mai la "famiglia" appare tale. Il più delle volte sembrano dei pazzi che si sono dati un appuntamento.
E dopo aver elencato le pagine chiare e le pagine scure ( De Gregori mi perdoni) mi sento comunque in dovere di difendere questo film che resta un esempio di coraggio cinematografico. Avrei gradito una maggiore autenticità nell'analisi etica/morale/politica/umana del problema legato alla "razza", problema di cui la pellicola è indubbiamente impregnata, ma non saranno dei piccoli difetti a farmi desistere dall'affezionarmi (paurosamente parlando) a questo prodotto. Dovremmo prenderne atto qui da noi, dove ormai è tutto un parlare a ritroso. La politica che è stata, la cultura di una volta, l'arte dei secoli scorsi....
Se avete occasione di guardarlo, fatelo. Se non l'avete, trovatela.
Vado a preparare il latte alla mia metà, che nel frattempo s'è svegliata. Mi guarda con gli occhi assonnati.
Per lei la giornata comincia adesso. A me è cominciata più di due ore fa e in che modo poi....