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Il 13 Maggio fu l'ultimo giorno in cui passai di qua. Da allora ho proseguito altrove. Non so chi mi ha cercato, non so per quanto tempo. Ho trascorso 70 giorni lontano dalla comune abitudine, abbracciando una realtà nuova, necessaria ma soprattutto speciale.
Chi direbbe mai che un fumettista accetti di raccogliere capperi a Pantelleria per tutta un'Estate? Io l'ho fatto ed ora sono di ritorno a casa, pronto per una nuova scommessa con o contro il futuro. Forse presto abbandonerò i fumetti per dedicarmi all'illustrazione. Ho i pensieri polverosi e le mani troppo stanche per impugnare una matita.
So di certo che se entro Dicembre il mondo delle strisce non lancerà un bagliore verso la mia finestra, ridimensionerò i miei azzardi cercando di concentrarmi sulle concretezze.
Per il momento vi saluto.
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Il comunismo è una matita, il fascismo no.
Di cosa sto parlando? Leggete e capirete.
Il fascismo teorico e quello pratico coincidono.
Nel comunismo questo non accade. Le parole di Marx non sono i fatti di Pol Pot. Su questo siamo d'accordo senza discussioni.
Quindi essere generici è da stupidi, da profondi stupidi.
Il comunismo è un'idea, uno strumento che nella storia è passato da molte mani cambiando forma, metodo ed effetto in base agli uomini di potere che ne hanno fatto uso nel corso dei decenni.
Il fascismo no. Chi è un nostalgico fascista risponde a delle precise idee ed azioni.
Altrimenti sarebbe un uomo di destra.
Ma torniamo al concetto di strumento, in modo da svegliare gli stupidi!
Per essere più chiaro prendo ad esempio la mia figura. Io sono un fumettista e lavoro utilizzando matite e penne. Per me sono gli attrezzi del mestiere.
Per uno squilibrato, una matita diventa benissimo un'arma per poter ferire qualcuno. Una volta temperata come una lancia, può trasformarsi in un oggetto pericoloso. A questo punto mi viene da chiedere: che cos'è una matita?
Risposta: dipende.
Non siate quindi generici sul comunismo e sui comunisti. Specialmente ora che avete letto ciò che ho scritto, perché dimostrereste la vostra stupida cocciutaggine!
Buona vita a tutti.
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Non sopporto chi afferma che la vita è un dono. Posso capire che in essa vi siano incredibili meccanismi, ma non dite che è un dono.
E' un'occasione, questo sì. Si viene al mondo senza desiderarlo, soddisfacendo i sogni (oppure i doveri) di qualcun'altro. Poi si cresce, si scopre, s'impara.
Ma dove cresci? E come? Puoi essere Lorenzo, un bambino italiano magari figlio di un imprenditore. Puoi essere Sarah, figlia di un texano con precedenti penali e che magari abuserà un giorno di te. O ancora puoi essere Zao, un ragazzino cinese nato e cresciuto a Linfen, una delle città più inquinate al mondo. Ed infine puoi essere Olga, una bambina russa figlia di genitori ingegneri.
Per loro il senso della vita non è lo stesso, per loro il senso del dono non è lo stesso. Lorenzo studierà probabilmente in una scuola privata e quando supererà i 20 anni lavorerà al fianco del padre. Lorenzo diventerà padre, perchè potrà permetterselo. Lorenzo viaggerà tutta una vita, sia per lavoro che per piacere. Avrà due case per tutte le stagioni e sorrisi da vendere. Zao probabilmente morirà verso i 35 anni dopo aver sviluppato un tumore a causa delle inalazioni di carbone. Zao ha messo al mondo una bambina. Si chiama Ping, ha delle malformazioni interne. Non farà in tempo a camminare per poter andare incontro al padre perchè lui non ci sarà.
Andatela a trovare e ditele che la vita è un dono.
Fate un bel viaggio in Texas a casa di Sarah che nel frattempo è stata picchiata a sangue. Adesso lei ha 12 anni, i fianchi rotondi, il seno crescente. A suo padre questo piace ed ha aspettato tanto affinché la sua bambina potesse avere quest'aspetto. Portatele una scatola di cioccolatini, i migliori del mondo e sussuratele all'orecchio che la vita è meravigliosa, mentre la sua infanzia è stata irrimediabilmente devastata.
Olga nel frattempo ha preso delle lezioni di pianoforte da uno dei migliori maestri di Mosca. Diventerà brava e famosa. I suoi tre figli saranno orgogliosi di lei, così come i suoi quattro nipoti.
Quel giorno Bassey starà morendo tra le strade di una tra le migliaia cittadine africane. C'è la guerra civile. Due colpi di machete lo hanno ferito brutalmente alla testa. Bassey ha 11 anni, ha perso tutto prima della propria vita: due fratelli rapiti, la madre stuprata dai guerriglieri ed uccisa di fronte al marito. Anche lui è morto, gli hanno sparato sotto la gola.
Andate da Bassey, inginocchiatevi e guardatelo in faccia mentre il terreno s'impregna del suo sangue. Ascoltate il suo respiro, tenetegli le gambe ancora asciutte ed atletiche. Ditegli che la vita è un dono e che è bellissima.
Dopodichè alzatevi e tornatevene a casa. E' Natale, ci sono decine di regali da fare. Ci sono i Saldi giù in centro. Tra meno di 15 giorni acquisterete due biglietti per un concerto del vostro artista preferito. Uno per voi, l'altro per Paola. Forse le chiederete di sposarvi e lei accetterà. Il mondo sarà dalla vostra parte. Riuscirete a vedere i vostri 80 anni, a vivere un'anzianità dignitosa e chiuderete i vostri occhi tra le coperte di un grande ospedale dove tutto funziona. La vostra è stata un bella vita.
Zao, Sarah e Bassey, intanto, applaudono lontano in controluce...
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Vive la France io dico.
Questa mattina ho aperto gli occhi molto presto, saranno state le 06:30. Non avevo sonno, mi sentivo riposato.
Dopo aver bevuto un caffelatte, con più caffè che latte, ho disegnato. Ed è trascorsa un'ora.
Verso le 08:15 ricordo di avere un film, un film francese, un film horror francese. Decido che voglio vederlo.
Lascio sul tavolo fogli e matite, regalo un paio di carezze alle mie gatte, lancio un'occhiata verso la mia compagna che dorme e mi siedo davanti allo schermo del mio Mac.
Metto le cuffie, regolo la luminosità e dò inizio alla proiezione. La casa nel frattempo, a parte qualche miagolio, è immersa nel silenzio.
La pellicola in questione è: Frontiers - Ai confini dell'Inferno.
C'è un parallelismo iniziale che va sottolineato ed è di carattere politico/sociale. La discriminazione, ma soprattutto le sue conseguenze.
La Parigi delle contestazioni anti nazionalistiche da parte delle minoranze nordafricane contro quella pronazista da parte della "famiglia" cattiva con cui gli sfortunati protagonisti avranno a che fare durante la loro fuga.
Da cosa scappano i nostri beniamini? Innanzitutto dalla rappresaglia urbana che ha causato tra loro un ferito grave. C'è inoltre un bottino a cui badare, frutto di una rapina messa in atto una volta approfittato del caos cittadino. Insomma, due buone ragioni per non trovarsi lì ed andare altrove. Sì, ma dove?
Verso la frontiera, lontano, magari in una locanda.
Ma da chi è gestita questa locanda? Da una numerosa famiglia di nazisti, capitanata da una veterano di guerra.
Questa, in breve, è la trama del film. Passiamo alle opinioni personali.
Inizio con i pregi, perché elencare i difetti è una cosa che amo lasciare alla fine.
Ottimi interpreti, sia i cosiddetti buoni che i senza dubbio cattivi. Ognuno ha dimostrato di essere all'altezza del proprio ruolo ricavandone un'interpretazione a pieni voti.
Regia impeccabile ed intelligente, che sa quando passare dalla macchina in spalla all'inquadratura ferma e che sfrutta a pieno le regole del campo lungo e del dettaglio.
Fotografia impeccabile dai colori spesso in netto contrasto, efficaci nelle scene con minor luce. Luce che viene gestita sia sfruttando sapientemente quella naturale che quella artificiale dei luoghi chiusi.
Musiche perfette per ogni situazione. Non memorabili ma meritevoli per la loro presenza al fianco delle immagini e non sopra di esse. Dal punto di vista funzionale, danno una grande mano alle sequenze.
Trucchi e Make-up da urlo. Ogni scena di sangue è assolutamente verosimile, mai esagerata, ma soprattutto mai "tirchia" nella qualità e nella quantità.
Effetti speciali. Se non ricordo male ce ne sono soltanto due ed entrambi realizzati in modo eccellente, specialmente quello legato alla scena dell'ascensore. Non aggiungo altro, tranquilli.
Passiamo ai difetti, non eclatanti, comunque presenti.
Finiamola col paragonarci agli altri. Nel film è chiara la citazione a " The Texas chainsaw massacre" più comunemente conosciuto col nome di "Non aprite quella porta". Sono stanco di tutti questi omaggi al cinema del passato, ai film che hanno fatto la storia e a tutto ciò che è già stato e che oggi indiscutibilmente funziona. Voglio roba nuova, storie nuove, idee nuove. Non me ne frega nulla se in Francia riescono a dimostrare che "ce la fanno". Qui in Italia, anche se da decenni abbiamo finito di farlo (vergogna), siamo riusciti a dare un timbro nostrano ai generi rappresentati. Mi riferisco alla Commedia, al Western e all'Horror all'italiana. In Francia sembra venir fuori quasi il desiderio di "migliorare" e non di ricreare o riscrivere. L'unica eccezione la concedo a quella perla che è " A l'Interieur". Chiudo parentesi.
Altra cosa di cui vado non totalmente fiero, è il montaggio del film. Più di una volta si assiste a noiosi passaggi stile videoclip dove in tre secondi percepiamo almeno 5 inquadrature intervallate da bagliori degni del peggiore Marylin Manson. Basta!
Infine i personaggi dei cattivi, ognuno diverso dall'altro, schematicamente diverso dall'altro. L'anziano nazista nostalgico, la moglie muta ed assente con un tubo collegato alla trachea, il figlio maggiore ( si presume) in atteggiamento e tenuta militare, il secondo mezzo ribelle, il terzo ciccione e guarda caso custode di un porcile e macellaio di conseguenza. Stessa sorte per le figlie. La maggiore ninfomane e misteriosa, la seconda dallo sguardo perennemente corrucciato con manie di persecuzione ed inferiorità, la terza (sorella acquisita...) completamente timida, infantile e ricurva.
Avrei gradito delle sfumature piuttosto che tonalità nette, ma soprattutto una maggiore similitudine caratteriale che rendesse credibile la loro parentela. Quasi mai la "famiglia" appare tale. Il più delle volte sembrano dei pazzi che si sono dati un appuntamento.
E dopo aver elencato le pagine chiare e le pagine scure ( De Gregori mi perdoni) mi sento comunque in dovere di difendere questo film che resta un esempio di coraggio cinematografico. Avrei gradito una maggiore autenticità nell'analisi etica/morale/politica/umana del problema legato alla "razza", problema di cui la pellicola è indubbiamente impregnata, ma non saranno dei piccoli difetti a farmi desistere dall'affezionarmi (paurosamente parlando) a questo prodotto. Dovremmo prenderne atto qui da noi, dove ormai è tutto un parlare a ritroso. La politica che è stata, la cultura di una volta, l'arte dei secoli scorsi....
Se avete occasione di guardarlo, fatelo. Se non l'avete, trovatela.
Vado a preparare il latte alla mia metà, che nel frattempo s'è svegliata. Mi guarda con gli occhi assonnati.
Per lei la giornata comincia adesso. A me è cominciata più di due ore fa e in che modo poi....
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Resto qui, non vado via. Ho tante storie annodate a questo posto, come mille abbracci incorniciati. La costruzione della mia vita ha visto queste campagne, queste strade, le stagioni di questo cielo e tutti gli occhi ed i sorrisi che mi hanno accompagnato.
Io resto qui, non vado via. Scuoto la testa a chi mi spinge, a chi mi invita ad allungare il passo, come fossi l'abitante di una caverna dimenticata dal mondo. Capisco l'amore, comprendo l'amicizia, conosco le mani che stringono le mie ed ogni lenzuolo fresco sulle spalle.
Ma io resto qui, non vado via. Non merito questo biglietto di viaggio, malgrado il mio malessere. Non sono io l'errore in questo brutto spettacolo. Non sono io.
Guardo fuori, conto le automobili, consumo le scarpe lungo il mio quartiere, chiamo a casa, qui tutto bene, aspetto il domani, mescolo monete in tasca.
Adesso sono qui, con quello che ho nel modo che posso. Le mie radici soffrono, ma non sono morte. Il mio umore trema, ma non sono morto.
Sono un pazzo, sì, ma io resto qui e non vado via.
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Emotivamente vorrei essere il macellaio di me stesso. Avere il potere di rimuovere ogni pezzo della mia persona restando vivo, cominciando magari da un'orecchio, per ogni frase che avrei voluto dimenticare.
E così via fino alla scarnificazione. Restare nudo, in piedi nelle mie ossa, sentire il vento passare da ogni costola, tra i denti stretti, avvinghiando le vertebre fino alla nuca. Resterei così per tanto tempo a contemplare i resti della mia carne come piccoli tappeti rossi. Un'ultima carezza alla pelle del viso, ai capelli. Porterei con me solo un occhio, per continuare a vedere, a vigilare. Tutto il resto rimarrebbe lì ad alimentare i miei amici cani ed insetti. Neppure il cervello mi farebbe compagnia. Nessuna memoria....niente.
Questo vorrei essere nella maggior parte del mio tempo. Uno scheletro senza ricordi, senza ambizioni, senza identità.
Senza freddo e fame.
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Ho sentito parlare di "passeggero oscuro".
Ognuno di noi ne ha uno accanto, che viaggia al nostro fianco lungo tutta una vita e che accompagna silenziosamente i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni.
Ci parla piano, sfiorandoci le orecchie col proprio fiato. Soffia sulle nostre fiamme di candela, ci spinge stringendoci i fianchi, tiene aperti i nostri occhi quando non lo vogliamo.
Non è il male, non è la cattiveria, non è il marcio dell'anima. E' la nostra profondità, il custode dei nostri sentimenti più nascosti, il domatore della nostra vergogna, la mano che ci scopre in ogni momento, il faro puntato quando crediamo d'essere soli.
Io ho un passeggero oscuro, una sagoma nera che conosce il mio nome, che descrive ogni cosa nascosta nelle mie sabbie. Non è di certo una piacevole presenza, ma grazie a lui ricordo la mia vita, ogni lesione, ogni urto, ogni stretta allo stomaco.
In fondo è un amico, come un segnale rosso sopra la mia testa, una pressione al cuore per tutte le volte che sterzo verso il silenzio, la vigliaccheria, la paura.
E voi? Lo avete già incontrato il vostro? Cosa vi dice?
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